Abitare l’inclusione: un approccio integrato alla grave emarginazione adulta

di Alessandro Carta

La homelessness emerge come espressione di disuguaglianze strutturali, legata a fattori economici e sociali e aggravata da risposte ancora prevalentemente emergenziali. L’analisi evidenzia l’importanza di politiche integrate e modelli come l’Housing First, promuovendo un approccio basato sui diritti, sulla personalizzazione degli interventi e su una governance coordinata.

La homelessness come fenomeno strutturale

Il fenomeno della homelessness rappresenta oggi una delle manifestazioni più evidenti e drammatiche delle disuguaglianze nelle società contemporanee.

Non si tratta di una condizione residuale ma di un indicatore sensibile delle fragilità strutturali dei sistemi economici e di welfare.

Lungi dall’essere riconducibile a una somma di fallimenti individuali, esso va interpretato come esito di processi complessi che, tra le componenti più rilevanti, intrecciano precarizzazione del lavoro, aumento dei costi abitativi, indebolimento delle reti familiari e carenza nei meccanismi di protezione sociale.

Negli ultimi anni la fio.PSD (Federazione Italiana Organismi per le Persone Senza Dimora) ha contribuito al dibattito e alla definizione di modalità operative sul tema attraverso un lavoro collettivo di elaborazione, ricerca e confronto promosso insieme ai propri soci.

La produzione di documenti, linee guida e approfondimenti, di ricerche sull’implementazione dell’Housing First è infatti il risultato di un processo partecipato, alimentato dall’esperienza diretta dei servizi, dagli enti del terzo settore e dagli operatori impegnati quotidianamente sul campo.

Questo patrimonio di pratiche e riflessioni condivise ha contribuito a consolidare un approccio centrato sui diritti e basato sull’evidenza, favorendo la diffusione di modelli di intervento meno emergenziali, e offrendo elementi utili anche per la definizione delle strategie nazionali più recenti, incluse quelle connesse al PNRR.

Alessandro Carta durante il panel di apertura dell’evento Avere una Casa

Nel nostro Paese, dove la povertà assume livelli di grande gravità, diventa urgente superare una lettura individualizzante della condizione di vulnerabilità, che rischia di nascondere le cause profonde, e concentrare l’azione pubblica su interventi che garantiscano una reale inclusione e un effettivo accesso all’abitare.

La persistenza di una narrazione colpevolizzante – che imputa alla persona senza dimora la responsabilità della propria condizione – non solo è fuorviante, ma contribuisce a indirizzare gli interventi verso risposte parziali e stigmatizzanti.

Al contrario, riconoscere la homelessness come fatto sociale significa spostare lo sguardo dalle responsabilità individuali alle dinamiche collettive che producono esclusione, valorizzando al contempo il sapere pratico e riflessivo maturato dai soggetti che operano quotidianamente nel contrasto alla grave emarginazione adulta.

Cronicizzazione e limiti delle risposte emergenziali

In Italia la homelessness si caratterizza sempre più per una permanenza prolungata all’interno delle reti di accoglienza e per un progressivo aggravarsi e intrecciarsi dei bisogni, che si manifestano in forme complesse di isolamento, condizioni di salute compromesse e difficoltà economiche, delineando profili di maggiore fragilità e cronicità.

Questi elementi segnalano un cambiamento qualitativo nella grave emarginazione adulta, che non può più essere considerata semplicemente una fase transitoria ma una condizione che richiede risposte di lungo periodo.

In Italia, come in molti Paesi europei, il sistema dei servizi resta ancora largamente focalizzato sul pronto intervento. Dormitori, accoglienze temporanee e servizi a bassa soglia continuano a gestire le situazioni di urgenza, ma la sfida principale è garantire alle persone una casa come spazio di vita non precario, adeguato e tutelante e sull’offerta di percorsi di supporto personalizzato e flessibile.

La frammentazione degli interventi e la mancanza di continuità producono un circolo vizioso: alla precarietà delle condizioni di vita si risponde con la precarietà delle politiche. In questo modo, invece di favorire percorsi di uscita, si rischia di stabilizzare la marginalità..

Materiale di divulgazione del progetto Housing First (Ravenna)

Il rafforzamento delle politiche contro la grave emarginazione: progressi e nodi aperti

Un punto di svolta nel contesto italiano è rappresentato dalle “Linee di Indirizzo per il contrasto alla grave emarginazione adulta” del 2015, che hanno introdotto un cambiamento significativo nel modo di concepire gli interventi. Esse hanno affermato con chiarezza il principio del diritto all’abitare e la necessità di una presa in carico multidimensionale, connettendo bisogni sociali, sanitari e abitativi.

A partire da questo quadro, strumenti come il PON Inclusione, il Fondo Povertà e le misure previste dal PNRR hanno contribuito a rafforzare l’assetto complessivo del sistema, favorendo al contempo una maggiore capacità di programmazione degli interventi.

In particolare, la diffusione del modello Housing First ha rappresentato un passaggio decisivo: fornire un alloggio stabile fin dall’inizio del percorso consente di costruire interventi più efficaci e rispettosi della dignità delle persone.

Tuttavia, la piena attuazione di questa prospettiva resta ancora discontinua e incontra alcune criticità di fondo: la temporaneità degli alloggi legata ai finanziamenti, l’incertezza delle risorse nel medio-lungo periodo, la carenza di abitazioni accessibili e, in alcuni contesti, la debolezza delle reti di welfare e delle collaborazioni interistituzionali. Questi elementi evidenziano la necessità non solo di consolidare, ma di rendere sistemiche le innovazioni introdotte.

Centralità della persona, personalizzazione e autodeterminazione

Il cambiamento richiesto non è soltanto organizzativo, ma profondamente culturale. Significa passare da interventi standardizzati a percorsi personalizzati, capaci di riconoscere la complessità delle biografie individuali.

Non è più sufficiente classificare le persone in categorie amministrative: è necessario costruire progetti che tengano conto dei bisogni, delle competenze e delle aspirazioni di ciascuno. Restituire alle persone la possibilità di scegliere, di orientare e realizzare il proprio percorso significa restituire dignità e piena titolarità ed esigibilità dei diritti.

L’immagine delle “chiavi di casa” assume qui un valore simbolico potente: non solo accesso a uno spazio fisico, ma riappropriazione della propria identità, delle relazioni e della capacità di progettare il futuro.

Governance e attuazione delle misure di contrasto alla homelessness

Le politiche più efficaci nel contrasto alla homelessness sono quelle che riescono ad articolare dimensioni diverse – abitare, salute, lavoro, relazioni – all’interno di un quadro coerente. Questo richiede una forte regia pubblica, capace di coordinare attori istituzionali, terzo settore e comunità locali.

Le Linee di Indirizzo hanno posto le basi per questa sinergia, ma la loro applicazione resta spesso legata a un utilizzo non sempre intenzionale dei fondi e delle risorse, talvolta impiegati in modo disorganico e poco pianificato, come fine più che come strumento, e ancora dipendente dalle capacità dei singoli territori.

Il coinvolgimento degli attori privati nell’abitare sociale rappresenta un’opportunità di innovazione e investimento ma anche in questo scenario ogni modello di intervento deve fondarsi sul principio che le persone più vulnerabili e storicamente escluse dal diritto all’abitare siano al centro delle politiche abitative, affrontando e riducendo le barriere di accesso che potrebbero ancora limitarne l’effettivo godimento.

Una raccomandazione

Alla luce di queste considerazioni, la principale raccomandazione sintetica e riepilogativa ai decisori è chiara: è necessario investire in misure di ampio respiro, orientate ai diritti, superando definitivamente la logica emergenziale. Ciò implica rafforzare la governance pubblica, sostenere modelli efficaci come l’Housing First e promuovere l’integrazione tra servizi.

Solo assumendo la homelessness come una responsabilità collettiva e politica sarà possibile costruire un sistema capace non solo di rispondere ai bisogni, ma di prevenire l’esclusione e restituire piena cittadinanza alle persone.

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